L'Essere abbandona il corpo al momento del trapasso
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MALATTIA E MORTE COME STRUMENTI DI EVOLUZIONE SPIRITUALE

L’AMORE UNIVERSALE CI SI RIVELA NEL COMMOVENTE COMMIATO DI UN ESSERE AL SUO CORPO FISICO

Un caso di cui mi sono occupata di recente, e che mi ha profondamente coinvolta e commossa, può aiutarci a guardare con rinnovata venerazione al sottile rapporto che lega tra loro la nascita, la vita, la malattia e la “complevita” (chi mi ha seguito sino ad ora, sa ormai che così mi piace chiamare quella che definiamo usualmente “morte”).
Alcuni mesi or sono, una conoscente mi chiese di effettuare dei trattamenti all’anziana e amata zia, già gravemente malata di morbo di Alzheimer, che aveva contratto una forma grave di “influenza diversa” (Covid-19). Come si può facilmente comprendere, intervenire in un quadro così drammatico difficilmente avrebbe potuto avere effetti importanti a livello fisico, soprattutto considerando che la malattia senile aveva già pesantemente compromesso l’integrità del sistema nervoso centrale. Mi dedicai quindi inizialmente all’obiettivo di alleviare il disagio e i dolori.
In seguito, con l’aggravamento del quadro clinico, si palesò la necessità di un cambiamento di strategia. Come in altri casi simili, iniziai ad operare seguendo due strade complementari: da un lato, cercando di stabilire un colloquio con l’Essere della persona malata, che potesse gettare luce sulle motivazioni della malattia, sulle ragioni che avevano portato a dover affrontare un così drammatico epilogo dopo un già lungo e penoso disagio, che aveva inciso in modo pesante sulla vita di tutta la cerchia familiare. Dall’altro, inviando all’Essere stesso energia di Luce, affinché potesse disporne, in totale libertà, scegliendo se utilizzarla per risanare il corpo e riprendere a vivere, oppure per affrontare il passaggio alla complevita
Stabilito il contatto con quell’Essere, ebbi da subito la sensazione di trovarmi in presenza di una creatura evoluta, profondamente intessuta nella Luce, ed in principio mi riusciva difficile capire il perché di un così drammatico aggravamento, che veniva ad aggiungersi ad una situazione già tanto penosa. Ebbi allora diverse occasioni di interagire con quell’Essere luminoso, sollecitandolo a palesare le sue scelte e le sue decisioni, anche a beneficio della serenità dei congiunti.
Pochi giorni fa, durante il sonno, ho ricevuto un’ultima visita da parte di quell’Essere, deciso infine a dipartire, che, spontaneamente, mi ha rivelato alcune cose.
È molto difficile tradurre in parole certi vissuti spirituali, ma ci avvicineremo un poco alla realtà se proveremo ad immaginare un Essere di Luce che, dopo il concepimento, si cala – pieno di amore, di entusiasmo, quasi di impazienza – nella sua nuova incarnazione, e che vive la sua esperienza umana sviluppando a poco a poco un sentimento di autentica adorazione per il corpo fisico che lo ospita. Un Essere che, all’avvicinarsi del momento finale di questa vita terrena, sente il profondo bisogno di aleggiare ancora a lungo attorno a quello che potremmo ormai chiamare il suo “involucro” (ormai devastato dalla malattia) per concludere la sua esperienza terrena e tributare ad esso tutto il suo rispetto e amore, ringraziandolo mentre attende il completamento della sua missione.
Era la prima volta che avevo modo di condividere un simile atto di tenero e devoto ringraziamento da parte di un Essere per il proprio corpo, ed è inutile cercare di esprimere la profonda commozione che questa consapevolezza ha destato in me.
L'amore dell'Essere per il corpo fisicoMa come spiegare il prolungarsi dell’agonia? A volte riteniamo, con superficialità, che la nostra interazione col mondo che ci circonda sia limitata a quanto possiamo sperimentare coi sensi e capire con l’intelletto. Dimenticando quanto profondamente il nostro ambiente possa incidere su di noi energeticamente e “silenziosamente”, e dobbiamo accettare il messaggio portatoci da questo Essere di Luce quando ci insegna che Lui “doveva” vivere questo particolare e per molti versi oscuro periodo storico, per completare in qualche modo invisibile e arcano il suo luminoso progetto di vita.
Alcuni giorni dopo, mi fu riferito dalla mia conoscente che la zia l’aveva, serenamente, lasciata. Solo in quel momento aveva avuto la possibilità di vederla, dopo diversi mesi di isolamento, e mi raccontò, con consapevole gratitudine, di essere rimasta colpita non solo dall’espressione di serena beatitudine espresso da quel volto, ma anche dalla totale assenza di tutti quei segni di dolore e di devastazione che si sarebbe aspettata di trovarvi.
Lasciare la vita con la beatitudine, l’integrità e la bellezza impresse sul volto è una caratteristica tipica di tutti coloro che, anche dopo una malattia devastante, sono accompagnati con amore all’istante del trapasso.

Nota, per la corretta interpretazione di questo contributo, prendere visione dell’INFORMATIVA

(Rif.: ESPIRA B010)